Artista: Neutral Milk Hotel
Anno: 1998
Etichetta: Merge (ristampato nel 2005 dalla Domino)


E mentre il mondo cammina ancora inconsapevole, io contemplo la notte immortale suonata dai Placebo, una notte che tra pochi giorni calerà eterna.
Minuto dopo minuto, nota dopo nota Meds distrugge ogni difesa pretestuosa appiccicandosi alle pareti, diventando tetra sorgente di un vortice compatto di musica e sensazioni: Meds si insinua dentro la testa oltre la pelle. Nel nuovo disco dei Placebo non c’è niente di solito, non c’è niente di ripetuto: le chitarre tracciano il ritorno e l’arrivo di un nuovo passato, contorcendosi emotivamente, erotizzando con piccoli assaggi di elettronica, vessillo dei lavori precedenti.
M. Stipe e B. Molko sorretti da un tappeto di chitarre cantano uno dei pezzi più belli di Meds: “Broken Promise”: insieme sono un concentrato di profondità. La simbiosi è perfetta anche con VV dei Kills, nella canzone che dà il nome al disco e che spinge l’oscurità cupa, come uno squarcio al contrario: la prima luce nera dell’album.
Meds non ha specchietti per le allodole, non ha trappole zuccherose e scivolose, Meds si muove insano come un pensiero ricorrente, non sa abbandonarti. Non puoi farti abbandonare da quelle chitarre e da quella voce. Meds è il capolavoro forse, sicuramente è la composizione matura dei Placebo, il risultato di tante ispirazioni e qualche fallimento. Meds è un sigillo. Meds è la percezione di una notte perversa, di una notte emotiva, la notte di Brian Molko. Soundscape concorda con chi* afferma convinto che Meds sia il disco di Molko: e proprio per questo è un disco sporco e libertino. Proprio per questo è un grande disco.

“In Silence” è una richiesta esplicita non solo un titolo. I Jade reclamano silenzio e bisogna concederglielo, lo meritano. Il disco è costruito su un gioco di opposti: leggerezza/pesantezza; dolcezza/acidità; acustico/distorto. Il contrasto genera un suono emotivo ed una musica scivolosa, difficile da catalogare. Molti sono i generi che entrano e si mischiano nelle undici canzoni dei Jade –la base è un pop autunnale inglese di qualità, addosso a cui sbattono onde “sfumate” di hardcore (in alcune linee vocali), inclinazioni punk e aperture di chitarre post-rock. C’è anche un accenno elettronico che rimanda ai Portishead, ma è solo una piccola, piacevole divagazione.
Non si può sottovalutare poi il gusto per il testo scritto: lontano dalla banalità ma anche da un “sovrastrutturato” intellettualismo.
C’è chi ha sottolineato con insistenza quella che, secondo Soundscape, è solo una particolarità, ovvero la partecipazione di Elisa, concittadina dei Jade. “Opera” è un delicato e dolce incrocio di voci e lingue, ed Elisa accompagna i Jade con profondità, entrando nello spirito della composizione, ma è un di più, non è necessaria.
"Jean Jacques", "In Silence", "Love In Paris" e "You Are" svettano su tutte.
Le premesse raccontavano di una serata potenzialmente ricca, e così è stato. Synthomi, Diuesse e Kardia accendono il sabato sera dello Zero.
Il voto finale è un 6 perché, se musicalmente possono contare su valori assoluti, nel momento della prestazione live devono (nel senso di consiglio sentito) crescere ancora. A Soundscape i Synthomi piacciono molto, per cui li seguirà con grande attenzione.
Lasciatemi sotto