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25/04/2006 23:33 in Sprawl

Lavori terminati. Per voi e per noi:


virus.   2 commenti

Soundscape

25/02/2006 00:34 in Sprawl


LAVORI IN CORSO



virus.   2 commenti

In the aeroplane over the sea

12/02/2006 00:39 in Recensioni

Artista: Neutral Milk Hotel

Anno: 1998

Etichetta: Merge (ristampato nel 2005 dalla Domino)

“Random lost souls have asked me / What’s the future of rock’n’roll? / I say I don’t know, does it matter? / This and that scene they sound all the same to me / Neither much worse nor much better”. Comincia così una canzone dell’ultimo album dei Trail Of Dead e, guardandosi in giro, la voglia di dar loro ragione è molta. Ma c’era un tempo in cui l’indie-rock non era solo frangette e occhiali spessi, pose e spallette. E non si tratta di millenni fa. 1998, l’universo indie esisteva ed era anche ben radicato (Slanted & Enchanted del resto era uscito già da sei anni), seppur – al contrario di oggi – in una logica prettamente underground e del tutto fuori moda. In questo contesto esce In the aeroplane over the sea, secondo album dei Neutral Milk Hotel, band fortemente segnata dal carisma del suo leader, Jeff Mangum (del quale, peraltro, si sono più o meno perse le tracce da allora). Il disco, uno dei pochissimi indie records la cui definizione di classico sembra legittima, è stupendo, ma di una bellezza unica, fuori dal tempo. E’ un disco che potrebbe essere stato registrato ieri, così come quarant’anni fa. Lo dimostrano la grande varietà e originalità degli strumenti utilizzati e del sound (si passa indifferentemente da ballate come Two-headed boy pt. 2 a episodi rumorosi e disturbati come The king of carrot flowers pt. 2 & 3, introdotta, per la verità, da una nenia quasi spettrale inneggiante a Gesù Cristo!), l’assoluta particolarità della voce di Mangum e dei suoi testi, onirici, surreali e che attingono a piene mani da un immaginario pregno di suggestioni e visioni riferite soprattutto alla Seconda Guerra Mondiale (lo stesso Mangum disse più volte che l’album era stato ispirato dalla lettura del Diario di Anna Frank (?!?)). Si vedano ad esempio la nostalgia di Holland 1945 (and it’s so sad to see the world agree / That they’d rather see their faces filled with flies / All when I’d want to keep white roses in their eyes) o la struggente Oh, Comely, malinconica ballata di otto minuti, che rappresenta forse il picco creativo di tutto il disco e dove i riferimenti bellico-letterari di cui sopra sono tutt’altro che velati (I know they buried her body with others / Her sister and mother and 500 families / And will she remember me 50 years later? / I wish I could save her in some sort of time machine). Spesso – ed è forse qui che la tanto citata influenza di Brian Wilson sul songwriting dei NMH sembra
...
continua...
Homesick_Blues.   nessun commento

Meds

06/02/2006 16:53 in Recensioni
Artista: Placebo

Anno: 2006

Etichetta: Astralwerks

Sito internet: www.placeboworld.co.uk



E mentre il mondo cammina ancora inconsapevole, io contemplo la notte immortale suonata dai Placebo, una notte che tra pochi giorni calerà eterna.
Minuto dopo minuto, nota dopo nota Meds distrugge ogni difesa pretestuosa appiccicandosi alle pareti, diventando tetra sorgente di un vortice compatto di musica e sensazioni: Meds si insinua dentro la testa oltre la pelle. Nel nuovo disco dei Placebo non c’è niente di solito, non c’è niente di ripetuto: le chitarre tracciano il ritorno e l’arrivo di un nuovo passato, contorcendosi emotivamente, erotizzando con piccoli assaggi di elettronica, vessillo dei lavori precedenti.
M. Stipe e B. Molko sorretti da un tappeto di chitarre cantano uno dei pezzi più belli di Meds: “Broken Promise”: insieme sono un concentrato di profondità. La simbiosi è perfetta anche con VV dei Kills, nella canzone che dà il nome al disco e che spinge l’oscurità cupa, come uno squarcio al contrario: la prima luce nera dell’album.
Meds non ha specchietti per le allodole, non ha trappole zuccherose e scivolose, Meds si muove insano come un pensiero ricorrente, non sa abbandonarti. Non puoi farti abbandonare da quelle chitarre e da quella voce. Meds è il capolavoro forse, sicuramente è la composizione matura dei Placebo, il risultato di tante ispirazioni e qualche fallimento. Meds è un sigillo. Meds è la percezione di una notte perversa, di una notte emotiva, la notte di Brian Molko. Soundscape concorda con chi* afferma convinto che Meds sia il disco di Molko: e proprio per questo è un disco sporco e libertino. Proprio per questo è un grande disco.



*Leggere qua



virus.   4 commenti

In Silence

03/02/2006 02:05 in Recensioni
Gruppo: Jade

Anno: 2005

Etichetta: Sugar Music / Universal

Sito Internet: www.jademusic.net



In Silence” è una richiesta esplicita non solo un titolo. I Jade reclamano silenzio e bisogna concederglielo, lo meritano. Il disco è costruito su un gioco di opposti: leggerezza/pesantezza; dolcezza/acidità; acustico/distorto. Il contrasto genera un suono emotivo ed una musica scivolosa, difficile da catalogare. Molti sono i generi che entrano e si mischiano nelle undici canzoni dei Jade –la base è un pop autunnale inglese di qualità, addosso a cui sbattono onde “sfumate” di hardcore (in alcune linee vocali), inclinazioni punk e aperture di chitarre post-rock. C’è anche un accenno elettronico che rimanda ai Portishead, ma è solo una piccola, piacevole divagazione.
Non si può sottovalutare poi il gusto per il testo scritto: lontano dalla banalità ma anche da un “sovrastrutturato” intellettualismo.
C’è chi ha sottolineato con insistenza quella che, secondo Soundscape, è solo una particolarità, ovvero la partecipazione di Elisa, concittadina dei Jade. “Opera” è un delicato e dolce incrocio di voci e lingue, ed Elisa accompagna i Jade con profondità, entrando nello spirito della composizione, ma è un di più, non è necessaria.
"Jean Jacques", "In Silence", "Love In Paris" e "You Are" svettano su tutte
.

"In Silence" è un lavoro che merita attenzione e che potenzialmente può piacere a chiunque.



virus.   nessun commento

Uno Zero Che Vale Tre

30/01/2006 12:01 in Articoli


Le premesse raccontavano di una serata potenzialmente ricca, e così è stato. Synthomi, Diuesse e Kardia accendono il sabato sera dello Zero.

I primi sono i Synthomi. La loro prova regala molte luci e qualche ombra. I tre sono bravi e confezionano una proposta musicale originale, che raramente altri gruppi si sobbarcano sulle spalle. Sintetizzatore e programmazione fanno la parte cruciale, mentre lenti e distorti suoni di chitarra e basso accompagnano ed impregnano di atmosfera i loro minuti di live. Ottima l’idea, meno la riuscita. Se i suoni non tradiscono è lo sfondo a mancare. E qui Soundscape si permette un consiglio. I Synthomi per dare pieno senso alle loro creazioni hanno un fondamentale bisogno che il contesto li segua. Hanno dentro il seme di un'elettronica oscura, a tratti surrealista, molto spesso costruita sulla lentezza doom, e questa ispirazione va assecondata anche dalle luci e dall’interpretazione sul palco.
Il voto finale è un 6 perché, se musicalmente possono contare su valori assoluti, nel momento della prestazione live devono (nel senso di consiglio sentito) crescere ancora. A Soundscape i Synthomi piacciono molto, per cui li seguirà con grande attenzione.

Dopo pochi minuti salgono sul palco i Diuesse con le loro abatjour, le accendono (quasi tutte) ed è il segnale che sono pronti. Finita “La Tua Pazzia è Una Zanna Bianca” i quattro sono già a pieno ritmo. Diciamo che a differenza dei primi hanno la fortuna di trovare un pubblico amico e già scaldato, ma la verità è che sono bravi e suonano un rock che fa presa e sta trovando sempre più una forma definita. I Diuesse confermano l’impressione avuta dopo averli sentiti alla serata della presentazione dell’e.p. “La Cura Migliore”. Dal vivo sono diversi: sono meno puliti, più violenti, spingono le chitarre e picchiano sulle pelli, diventando sorgente di energia. Inutile negarlo: convincono di più così. Cosa manca ai Diuesse? Mancano altro rodaggio live -per imparare ad occupare lo spazio del palco- e una conferma. Sull’esperienza live non abbiamo dubbi che avranno modo di accumularne parecchia, vista la loro bravura. Per quanto riguarda la conferma, mi aspetto che i Diuesse rinsaldino le speranze di Soundscape assecondando il loro coraggio, perché il pezzo nuovo che hanno fatto ascoltare promette bene, soprattutto a livello di cattiveria chitarristica.
Lasciatemi sotto

...
continua...
virus.   4 commenti